Dott.ssa Erika Schioppa · Ortodonzia a Pistoia
Ortodonzia pre-protesica a Pistoia
Pochi denti, spostati di poco, perché il lavoro protesico che verrà dopo abbia lo spazio e l'appoggio giusti. Si progetta in due, con il collega della stessa struttura, e si conclude quando la protesi è in bocca.
4,8 su 5 · 35 recensioni Google dello studio di Pistoia«Mi sono trovata benissimo! Personale gentile e professionale, igiene dentale eseguita con cura. Consigliatissimo!»
Letizia F., recensione Google dello studio di Pistoia
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In sintesi
In questa pagina spiego come lavoro sull'ortodonzia pre-protesica a Pistoia: perché a volte un dente va spostato prima di una corona, di un ponte o di un impianto, come si costruisce il piano insieme al collega protesista, com'è fatto un apparecchio parziale e quanto dura, che cos'è il punto d'arrivo concordato, come si tengono fermi i denti nell'attesa della protesi e cosa succede se nel frattempo qualcosa cambia.
L'ortodonzia pre-protesica è l'unico tipo di apparecchio che le persone non chiedono: lo scoprono. Sono sedute dal collega per una corona, un ponte o un impianto, e si sentono dire che prima bisogna spostare un dente. La reazione è quasi sempre la stessa, un misto di sorpresa e di scoraggiamento, perché l'apparecchio evoca due anni di attacchi su tutta la bocca. La realtà è diversa: pochi denti, movimenti piccoli, un numero limitato di mesi, e un obiettivo che non decido io da sola.
Nello studio di Pistoia questo lavoro lo faccio in tandem con il collega che si occupa di protesi, nella stessa struttura, con la stessa cartella e le stesse radiografie. Qui spiego come funziona la collaborazione dal punto di vista di chi la vive da paziente: chi vede per primo, come si scrive il piano in due, cosa si mette in bocca, quando si dice «basta così» e come si protegge il risultato finché la protesi non lo rende definitivo. I casi tipici, dal dente inclinato a quello sceso nello spazio vuoto, li descrivo nella pagina sull'ortodonzia per adulti.
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Vengo in questo studio dal 1996, ho sempre fatto impianti e lavori importanti mi trovo molto bene perché hanno sempre fatto un lavoro preciso e mi hanno fatto passare la Paura del dentista non ho mai patito dolore, mani d'oro veramente. Attenzione al paziente massima infatti dopo ogni intervento il dottore mi chiamava a casa la sera per sapere come stessi, non credo facciano ovunque così Se avete paura affidatevi tranquillamente. Le ragazze sono tutte disponibili e bravissime!!!
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Perché a volte un dente va spostato prima di una corona, un ponte o un impianto?
Perché una protesi ben fatta ha bisogno di spazio nelle giuste proporzioni e di denti vicini dritti su cui appoggiarsi o accanto a cui stare: se un dente si è inclinato, è sceso o si è avvicinato troppo al suo vicino, costruirci sopra significa accettare un lavoro più corto, più storto o più difficile da pulire.
Quando un dente manca da anni, la bocca si è riorganizzata attorno al vuoto: i vicini si piegano verso lo spazio, quello dell'arcata opposta scende perché non trova più nulla a fermarlo, e lo spazio che resta non ha più la larghezza di un dente normale. Il collega può lavorare lo stesso, ma con compromessi: una corona troppo stretta, un ponte con un pilastro inclinato che sopporta male il carico, un impianto che non entra con l'inclinazione corretta. Rimettere ordine prima gli permette di fare il lavoro che farebbe su una bocca intatta.
Il ragionamento vale anche davanti, dove la questione è spesso di proporzione: due incisivi che si sono spostati lasciano uno spazio disuguale, e una ricostruzione per chiuderlo produrrebbe un dente più largo dell'altro. Pochi mesi di movimento ridistribuiscono gli spazi e permettono al collega di fare due denti simmetrici. Non è estetica fine a sé stessa: è la differenza fra un lavoro che si pulisce bene e dura e uno che va rifatto.

Come si costruisce il piano pre-protesico insieme al collega protesista?
Si parte dalla fine: il collega stabilisce dove dovranno stare i denti perché la sua protesi funzioni, io verifico se quel movimento è possibile e quanto tempo richiede, e il piano scritto che la persona riceve contiene entrambe le parti, con un'unica sequenza di appuntamenti.
La prima visita la fa di solito il collega, perché il bisogno nasce dal suo lavoro; a volte sono io che, durante una visita ortodontica, vedo una bocca con denti mancanti e chiedo il suo parere prima di proporre qualunque cosa. In entrambi i casi ci troviamo sui modelli e sulle radiografie e rispondiamo a tre domande: quanto spazio serve e dove, in che posizione devono stare i denti pilastro, quale contenzione reggerà fino alla protesi. Da queste risposte nasce il mio piano.
Il paziente riceve un piano solo, con la parte ortodontica e quella protesica in fila, ognuna con i suoi tempi e i suoi costi spiegati per fasi. Questo evita l'esperienza, che molti hanno avuto altrove, di due studi che si rimpallano la responsabilità: qui la cartella è la stessa, le fotografie sono le stesse, e se durante il movimento il collega vuole vedere come procede, lo fa nella stanza accanto. Il consenso informato spiega le due fasi e chi fa cosa.
- Quanto spazio e dove. Il collega indica la larghezza che serve alla protesi; io misuro sui modelli se si può ottenere e con quali movimenti.
- Posizione dei denti pilastro. Un dente che dovrà sostenere una corona o un ponte va portato dritto, con la radice nell'osso e non inclinata.
- Contenzione fino alla protesi. Si decide prima come i denti resteranno fermi nei mesi fra la fine del movimento e il lavoro definitivo.

Com'è fatto un apparecchio pre-protesico e quanto dura?
Di solito è un apparecchio parziale: pochi attacchi su un settore, a volte una sola arcata, con un filo e piccole molle o elastici che muovono il dente interessato usando i vicini come ancoraggio; in alcuni casi si usano gli allineatori. In genere dura da quattro a nove mesi.
La persona che teme «l'apparecchio di quando ero ragazzo» di solito tira un respiro quando vede cosa si mette davvero: tre o quattro attacchi dietro, un filo corto, nulla sui denti davanti. Per far scendere o risalire un dente, per raddrizzarlo o per aprire uno spazio, bastano forze leggere applicate in un punto preciso. L'ancoraggio, cioè i denti che fanno da appoggio per spingere quello da muovere, lo progetto con attenzione, perché il rischio di un apparecchio parziale è spostare anche ciò che doveva restare fermo.
Gli allineatori trasparenti sono un'alternativa per alcuni movimenti, soprattutto quelli dei denti anteriori e la ridistribuzione degli spazi; per raddrizzare un molare molto inclinato o far risalire un dente preferisco il fisso parziale, perché la plastica controlla male questi movimenti. I controlli sono ogni quattro-otto settimane, brevi. La durata la scrivo nel piano: un raddrizzamento semplice sta nei quattro-cinque mesi, un dente da far risalire di molto si avvicina ai nove.
- Fisso parziale. Pochi attacchi su un settore, filo e molle; lavora anche senza collaborazione e controlla bene radice e verticale.
- Allineatori. Per gli spazi fra i denti anteriori e i movimenti compatibili; richiedono le ore di uso e un progetto rivisto da me.
- Piccoli ancoraggi. Quando i denti vicini non bastano come appoggio, si usano mezzi di ancoraggio aggiuntivi: lo spiego in visita se servono.

Cos'è il punto d'arrivo concordato e chi decide quando il movimento è finito?
È la posizione dei denti, misurata sui modelli e sulle radiografie, oltre la quale la protesi del collega si può fare bene: la fissiamo prima di iniziare, e quando la raggiungo lo chiamo a verificarla; il movimento si ferma quando lui conferma, non quando a me sembra abbastanza.
In un trattamento ortodontico normale sono io a decidere quando il risultato è buono; qui il criterio è esterno, perché il risultato serve a un altro lavoro. Per questo il punto d'arrivo lo scriviamo in termini concreti: tanti millimetri di spazio fra questo e quel dente, quel molare dritto rispetto a questo riferimento, quel dente risalito fino a quel livello. Ai controlli misuro e confronto con il numero scritto, e quando ci siamo chiedo al collega di vedere la bocca.
Capita che il collega chieda un ritocco, mezzo millimetro in più, un'inclinazione leggermente diversa, perché nel frattempo ha affinato il progetto della protesi; e capita che io dica che quel millimetro in più costerebbe tre mesi e un rischio per la radice, e che si trovi un compromesso. Questa conversazione, davanti ai modelli, è la parte più utile del lavoro a due, e il paziente ne viene informato con le fotografie fatte all'inizio e ai controlli.
Come si tengono fermi i denti nell'attesa della protesi?
Con una contenzione provvisoria che si mette il giorno in cui si toglie l'apparecchio parziale: un filo passivo incollato sui denti mossi, una mascherina rigida, o l'apparecchio stesso lasciato in bocca senza attivarlo; resta finché la protesi definitiva non blocca i denti nella posizione nuova.
Un dente appena spostato tende a tornare indietro con una velocità che sorprende: senza nulla che lo tenga, lo spazio aperto in sei mesi si richiude in parte in poche settimane. Nei casi pre-protesici questo rischio è più alto che altrove, perché fra la fine del movimento e la protesi passano tempi tecnici, l'attesa per un impianto che si integri, la costruzione del lavoro in laboratorio. La contenzione provvisoria copre quell'intervallo, e la scelgo in base a cosa deve fare il collega.
Se deve inserire un impianto nello spazio aperto, un filo incollato ai denti ai lati tiene lo spazio senza intralciare; se deve preparare una corona su un dente raddrizzato, una mascherina rigida che si toglie in seduta è più pratica; se il dente deve restare esattamente dove l'ho portato per mesi, a volte lascio gli attacchi con un filo passivo. Il principio della contenzione è lo stesso di sempre: qui ha solo una data di fine, che coincide con la protesi in bocca.
Cosa succede se durante il movimento qualcosa cambia?
Si rivede il piano in due, davanti alle nuove radiografie: un dente che non risponde, una radice che si rivela più corta del previsto o un'infiammazione che compare sono motivi per adattare il punto d'arrivo, non per insistere; la persona viene informata subito e decide con noi.
L'ortodonzia su una bocca adulta con denti mancanti ha una variabile in più: i denti che uso come appoggio hanno a loro volta una storia, otturazioni, radici curate, osso ridotto. Capita che un molare che doveva raddrizzarsi si muova meno del previsto perché la radice è ancorata in modo diverso da quello che la radiografia lasciava immaginare, o che il dente da far risalire mostri un'infiammazione della polpa a metà strada. Non sono fallimenti: sono informazioni che arrivano durante il lavoro.
In questi casi fermo il movimento, faccio le radiografie che servono e mi risiedo con il collega: a volte si accetta un punto d'arrivo meno ambizioso e lui adatta la protesi; a volte si cura il dente e si riparte; raramente si cambia strada del tutto. La persona lo sa nella stessa settimana, con il piano aggiornato per iscritto. Preferisco una correzione a metà percorso spiegata bene a un risultato forzato su un dente che ne soffre.
Ortodonzia pre-protesica a Pistoia: le situazioni che vedo più spesso
A Pistoia la persona che fa ortodonzia pre-protesica con me ha quasi sempre fra i quaranta e i sessant'anni, ha perso un molare dieci o quindici anni prima e ha rimandato la sostituzione finché il collega non le ha detto che lo spazio non c'è più. Arriva da me con un invio interno, scoraggiata dall'idea dell'apparecchio e sollevata quando scopre che si tratta di pochi attacchi dietro per qualche mese. Con queste persone la prima cosa che faccio è mostrare sui modelli cosa si è mosso negli anni e cosa va riportato indietro.
Nel Pistoiese vedo anche un gruppo diverso: adulti più giovani con un incisivo laterale mai spuntato o perso per un trauma, che vogliono un impianto o una ricostruzione e scoprono che lo spazio va prima ridistribuito fra i denti vicini. Qui spesso bastano gli allineatori, e la collaborazione con il collega è soprattutto sulla simmetria dei due lati. Da Quarrata, Agliana, Montale e Serravalle Pistoiese arrivano infine persone con un preventivo protesico già pronto altrove, a cui è stato detto che «si può fare lo stesso», e che vogliono un secondo parere: lo do sui loro modelli, e dico anche quando il compromesso proposto mi sembra accettabile.
Chi arriva da Quarrata, Agliana, Montale, Serravalle Pistoiese e Montemurlo concorda con la segreteria gli appuntamenti in orari comodi, concentrando visita e controlli quando è possibile. Lo studio è in città, in Via Niccolò Machiavelli 27, raggiungibile in pochi minuti dalla stazione di Pistoia e dall'uscita Pistoia della A11, con parcheggio nelle vie vicine. Ricevo su appuntamento presso lo Studio Dentistico Palandri e Spinicci: la segreteria risponde al 0573 32937 e su WhatsApp negli orari di apertura.
Quando il trattamento ortodonzia pre-protesica non è la scelta giusta?
Spostare un dente prima della protesi è utile quando migliora il lavoro che verrà dopo; in queste situazioni, invece, non lo propongo.
- Un compromesso protesico accettabile. Se il collega può fare un buon lavoro anche così, con una piccola rinuncia, sei mesi di apparecchio non sono giustificati: lo valutiamo in due.
- Dente d'appoggio con poco osso. Un pilastro con parodonto compromesso non regge né il movimento né, dopo, la protesi: prima la terapia parodontale, poi si rivede tutto.
- Radice troppo corta o già riassorbita. Un dente con una radice ridotta si sposta a rischio: si misura sulle radiografie e, se il margine non c'è, si cerca un'altra soluzione protesica.
- Impianto già inserito accanto al dente da muovere. L'impianto non si sposta e può impedire il movimento che servirebbe: è una delle cose che controllo per prime.
- Chi non può aspettare i mesi del movimento. Se c'è un vincolo di tempo vero, è meglio un piano protesico senza ortodonzia che un movimento interrotto a metà.
- Infiammazione attiva nel settore. Un dente con un'infezione della radice o una gengiva infiammata va curato prima di diventare appoggio o oggetto di un movimento.
Come si svolge il percorso, in tre passi?
- 1Visita a due e piano unico. Modelli, fotografie e radiografie; il collega indica la posizione che serve alla protesi, io verifico il movimento e i tempi; si esce con un piano scritto che contiene le due fasi.
- 2Apparecchio parziale, quattro-nove mesi. Pochi attacchi o una serie di allineatori, controlli ogni quattro-otto settimane, misure a ogni visita rispetto al punto d'arrivo scritto.
- 3Contenzione provvisoria e passaggio al collega. Il giorno della rimozione filo passivo o mascherina rigida; il collega verifica la posizione e da lì prosegue il lavoro protesico, mentre io controllo che nulla si muova.
Chiama lo 0573 32937 (rispondiamo dal lunedì al venerdì, 9:00-19:00) oppure scegli giorno e ora dal calendario.
Come si può pagare?
Un trattamento ortodontico ha un costo complessivo scritto nel piano prima di iniziare, suddiviso in fasi (apparecchio, controlli, contenzione): così sai in anticipo il totale e quando si paga ciascuna parte.
Il piano di cura è scritto e ti viene consegnato dopo la visita, prima di qualsiasi trattamento: sai cosa comprende, cosa non comprende, in quante fasi si svolge e cosa succede se il percorso cambia strada.
Per i trattamenti che si sviluppano in mesi, come l'ortodonzia, il pagamento segue le fasi del lavoro, secondo quanto concordato con la segreteria prima di iniziare. Si paga con carta, bancomat o bonifico; per ogni pagamento viene emessa fattura.
Le cure odontoiatriche e ortodontiche sono spese sanitarie: la fattura serve per la detrazione nella dichiarazione dei redditi, secondo le regole in vigore, anche quando il paziente è un minore a carico.
- Piano scritto. Consegnato dopo la visita, con le alternative possibili e i tempi previsti.
- Pagamento per fasi. Concordato con la segreteria prima di iniziare, sulla base del piano.
- Fattura per ogni pagamento. Spesa sanitaria detraibile secondo le regole in vigore.
Cosa dicono i pazienti dello studio di Pistoia
Recensioni Google della struttura odontoiatrica in cui la dottoressa riceve (Studio Dentistico Palandri e Spinicci), riportate alla lettera. Riguardano lo studio nel suo insieme, non necessariamente l’ortodonzia o le cure dei bambini.
Vengo in questo studio dal 1996, ho sempre fatto impianti e lavori importanti mi trovo molto bene perché hanno sempre fatto un lavoro preciso e mi hanno fatto passare la Paura del dentista non ho mai patito dolore, mani d'oro veramente. Attenzione al paziente massima infatti dopo ogni intervento il dottore mi chiamava a casa la sera per sapere come stessi, non credo facciano ovunque così Se avete paura affidatevi tranquillamente. Le ragazze sono tutte disponibili e bravissime!!!
Veramente professionali scrupolosi gentili e con serieta' garantita all' altezza del suo lavoro ottimo 🍀
Il personale sono gentile e molto professionale io mi trovo molto bene e fanno un buon lavoro.
Il primo passo è una visita
Chi è pronto sceglie giorno e ora dal calendario; chi ha ancora dubbi lascia nome e telefono e ne parliamo. Nessun impegno a iniziare un trattamento: la prima visita serve a capire, non a decidere per te.
Domande frequenti: ortodonzia pre-protesica a Pistoia
1. Devo mettere l'apparecchio su tutta la bocca per spostare un dente solo?
Di norma no: bastano gli attacchi sul settore interessato e sui denti vicini che fanno da appoggio. L'apparecchio completo si considera solo quando, guardando la bocca, scopriamo insieme che anche il resto del morso ha bisogno di una correzione e la persona la desidera.
2. Quanto tempo passa fra la fine dell'apparecchio e la protesi?
Dipende dal lavoro protesico: una corona si può preparare poco dopo, un impianto ha i suoi tempi di guarigione prima della corona definitiva. In quell'intervallo i denti sono tenuti fermi da una contenzione provvisoria e io li controllo. I tempi li indica il collega nel piano unico.
3. Si può fare l'ortodonzia pre-protesica con gli allineatori?
Per gli spazi fra i denti anteriori e per movimenti compatibili sì, e in questi casi li propongo volentieri. Per raddrizzare un molare molto inclinato o far risalire un dente preferisco pochi attacchi fissi, che controllano meglio quei movimenti. La scelta nasce dal tipo di spostamento, non dalla preferenza.
4. L'apparecchio parziale si vede?
Se il settore è posteriore, quasi per nulla: gli attacchi stanno sui molari e sui premolari e non compaiono sorridendo. Se il movimento riguarda i denti anteriori, si scelgono gli allineatori o attacchi in ceramica. Lo discutiamo in visita, con i modelli davanti.
5. Il dente che ho fatto spostare può tornare indietro prima della protesi?
Sì, e in fretta, se non è tenuto. Per questo il giorno in cui tolgo l'apparecchio parziale metto subito una contenzione provvisoria, un filo passivo o una mascherina rigida, che resta finché la protesi non blocca i denti. Nei controlli di quell'intervallo verifico che lo spazio sia rimasto quello concordato.
6. Chi decide se il movimento è sufficiente, lei o il collega?
Lo decidiamo insieme, ma il criterio è il suo, perché il risultato serve al suo lavoro. Il punto d'arrivo è scritto prima di iniziare in millimetri e riferimenti; quando lo raggiungo lo chiamo a verificare in bocca, e se chiede un ritocco valutiamo se vale il tempo e il rischio in più.
7. Posso fare la protesi senza l'ortodonzia e accettare il compromesso?
A volte sì, ed è una scelta legittima che discutiamo in due: una corona un po' più stretta o un ponte con un pilastro leggermente inclinato possono funzionare per anni. Dico con franchezza quando il compromesso è ragionevole e quando invece porterebbe a un lavoro che si pulisce male o va rifatto presto.
8. L'ortodonzia pre-protesica fa male ai denti che fanno da appoggio?
Con forze leggere e un ancoraggio progettato bene, no. Il rischio, in un apparecchio parziale, è che i denti d'appoggio si muovano a loro volta: lo controllo misurando a ogni visita e, dove i vicini non bastano, uso mezzi di ancoraggio aggiuntivi. Un dente con poco osso attorno non lo uso come appoggio.
9. Cosa succede alla contenzione dopo che la protesi è in bocca?
La protesi stessa diventa la contenzione dei denti che ha coinvolto: una corona su un dente raddrizzato o un impianto in uno spazio aperto li tengono dove sono. Se nel movimento ho toccato anche altri denti, per quelli resta un filo o una mascherina, come dopo ogni trattamento ortodontico.
10. Il piano con due dottori costa di più di uno solo?
Il preventivo è unico e diviso per fasi: la parte ortodontica e quella protesica sono scritte separatamente, con i tempi e i momenti in cui si paga ciascuna. Cifre su questa pagina non ne trovi, perché dipendono dal numero di denti e dal tipo di protesi; in visita si spiega come è composto.
11. Chi segue il trattamento ortodonzia pre-protesica a Pistoia?
Dott.ssa Erika Schioppa, odontoiatra iscritta all'Albo degli Odontoiatri di Pistoia (n. 307), che nello studio si occupa di ortodonzia e di odontoiatria per i bambini insieme alla Dott.ssa Irene Bottacci: la visita, il piano e i controlli sono con lei, presso lo Studio Dentistico Palandri e Spinicci, in Via Niccolò Machiavelli 27. Direttore Sanitario della struttura: Dott. Pietro Palandri.
12. Come raggiungo lo studio di Pistoia se vengo da Quarrata o da Agliana?
Lo studio è in città, in Via Niccolò Machiavelli 27, raggiungibile in pochi minuti dalla stazione di Pistoia e dall'uscita Pistoia della A11, con parcheggio nelle vie vicine. Per chi viene da Quarrata, Agliana, Montale e Serravalle Pistoiese la segreteria fissa gli appuntamenti in orari comodi, e per i bambini di solito nel primo pomeriggio, fuori dall'orario di scuola.
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