Dott.ssa Erika Schioppa · Ortodonzia a Pistoia
Seconda opinione ortodontica a Pistoia
Chiedere un secondo parere è un diritto e un atto di buon senso. Il mio compito è leggere il caso, non il preventivo, e dire con onestà se la strada proposta è una delle strade giuste.
4,8 su 5 · 35 recensioni Google dello studio di Pistoia«Mi sono trovata benissimo! Personale gentile e professionale, igiene dentale eseguita con cura. Consigliatissimo!»
Letizia F., recensione Google dello studio di Pistoia
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Immagine illustrativa dell'ambiente di studio, ricostruita al computer: nessuna persona reale. I tempi e i risultati variano da persona a persona.

In sintesi
In questa pagina spiego come faccio una seconda opinione ortodontica a Pistoia: cosa guardo quando arriva un piano scritto da un altro studio, quali documenti chiedo di portare, come rispondo parlando del caso e non del collega, in quali situazioni dico che il piano va bene così, cosa osservo quando un trattamento già in corso non convince e cosa succede se si decide di cambiare studio a metà.
La seconda opinione ortodontica è una visita come le altre con una differenza: chi arriva ha già una proposta in mano, o un apparecchio in bocca, e una domanda che spesso non osa fare per intero: «mi stanno dicendo la verità?». Quasi sempre sì. La maggior parte dei piani che leggo sono ragionevoli, e la maggior parte dei trattamenti in corso vanno come devono. Dirlo è parte del lavoro.
Nello studio di Pistoia tratto il secondo parere come una visita completa, con la mia documentazione, perché un parere dato guardando solo i fogli di un altro vale poco. Qui racconto cosa guardo, cosa chiedo di portare, come rispondo e cosa succede quando la risposta è «farei diversamente» o «fermiamoci a capire».
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Cosa dicono i pazienti dello studio di Pistoia
Vengo in questo studio dal 1996, ho sempre fatto impianti e lavori importanti mi trovo molto bene perché hanno sempre fatto un lavoro preciso e mi hanno fatto passare la Paura del dentista non ho mai patito dolore, mani d'oro veramente. Attenzione al paziente massima infatti dopo ogni intervento il dottore mi chiamava a casa la sera per sapere come stessi, non credo facciano ovunque così Se avete paura affidatevi tranquillamente. Le ragazze sono tutte disponibili e bravissime!!!
Il personale sono gentile e molto professionale io mi trovo molto bene e fanno un buon lavoro.
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Cosa guardo in una seconda opinione ortodontica?
Prima la diagnosi, poi il piano, poi il prezzo: se il problema identificato è quello giusto, se la strada proposta lo risolve alla radice o solo nell'aspetto, se i tempi sono realistici e se la contenzione è prevista. Il totale lo leggo per ultimo, per voci.
Due piani diversi per lo stesso paziente non significano che uno sia sbagliato. In ortodonzia esistono spesso due o tre strade corrette, con tempi, strumenti e compromessi diversi; il mio compito è capire quale ha scelto il collega e se il ragionamento regge con quello che vedo io. Per questo rifaccio la visita, le fotografie e, se mancano, i modelli: senza i miei dati starei commentando i suoi.
Le cose che mi fanno alzare lo sguardo sono poche: un piano che allinea i denti senza dire nulla del morso, un'estrazione proposta senza una radiografia, una durata molto più breve di quella che il caso richiede, la contenzione assente. Quando le trovo, le dico come domande da riportare al collega, non come sentenze: spesso la spiegazione c'è e non era stata scritta.
- La diagnosi. Il problema descritto nel piano corrisponde a ciò che vedo? Riguarda i denti, le ossa, la funzione, o tutte e tre?
- Il piano. Risolve la causa o l'aspetto? Lo strumento è coerente con il movimento? I tempi sono quelli che il caso chiede? La contenzione c'è?
- Il preventivo. Letto per voci, non per totale: cosa comprende, cosa esclude, quante sedute prevede. Lo spiego nella pagina su percorso e costi.

Cosa devo portare per un secondo parere?
Tutto ciò che il primo studio ha prodotto: il piano scritto con il preventivo, le fotografie, le radiografie, i modelli o la scansione se li hanno consegnati, e il consenso informato se già firmato. Se manca qualcosa, si chiede: la documentazione è del paziente.
Le radiografie sono la cosa più importante da recuperare, perché evitano di rifarle: una panoramica e una radiografia del profilo recenti bastano per la maggior parte delle valutazioni. Le fotografie del primo collega mi dicono com'era la bocca al momento della sua visita, che può essere diverso da oggi. Il piano scritto lo leggo prima della visita, se arriva prima.
Se il trattamento è già in corso, servono anche la data di inizio, il calendario dei controlli e, per gli allineatori, il numero della mascherina attuale e di quelle previste. Chiedo al paziente di raccontarmi cosa gli era stato detto all'inizio, con parole sue: il malinteso sta spesso fra l'aspettativa e il piano scritto, più che nel trattamento.

Come rispondo senza mettere in cattiva luce il collega?
Parlando del caso e mai della persona: dico cosa farei io, con quali ragioni, e dove la mia strada coincide o diverge da quella proposta. Non uso la parola «sbagliato» per una scelta diversa dalla mia, e non commento prezzi altrui.
Una seconda opinione che demolisce la prima è sospetta quanto una che la copia. Il modo onesto è descrivere le alternative: «il collega ha scelto di non estrarre e di allargare l'arcata, io qui estrarrei un premolare per lato, per questo motivo; entrambe le strade portano a un morso corretto, con compromessi diversi». Chi ascolta ha poi gli elementi per scegliere, anche di tornare dal primo con domande migliori.
Ci sono situazioni in cui ciò che vedo richiede chiarezza, per esempio un trattamento che sta danneggiando le gengive o un piano che ignora un dente incluso. Anche lì descrivo il fatto e la conseguenza, e consiglio di riportarlo a chi ha in cura il paziente prima di decidere. Metto per iscritto quello che dico, così il collega legge le mie parole e non un riassunto.

Quando dico che il piano va bene così?
Spesso. Quando la diagnosi è corretta, lo strumento è adatto al movimento, i tempi sono realistici e la contenzione è prevista, il piano va bene anche se io avrei scelto un dettaglio diverso, e lo dico senza aggiungere varianti.
La domanda che più di tutte mi viene fatta in quelle visite è «ma lei lo farebbe?». Se la risposta è sì, è sì: non ha senso proporre un'alternativa solo per differenziarsi, né far ripartire da me un trattamento ben progettato. Chi ha già un rapporto con un collega e un piano sensato fa bene a restare dove è, con le due o tre domande da fargli al prossimo appuntamento.
Il caso più frequente in cui il piano va bene e il paziente ne dubita è il bambino a cui è stato proposto un apparecchio presto: la famiglia teme un eccesso, e spesso invece il collega ha visto un morso crociato o un palato stretto che merita di essere trattato ora. Lì la seconda opinione serve a spiegare meglio, non a cambiare: quando ha senso lo racconto nella pagina sull'apparecchio a 6 anni.
- Va bene così. Diagnosi corretta, strumento coerente, tempi realistici, contenzione prevista: resti dove sei, con le domande giuste in tasca.
- Va bene, ma chiedi. Il piano regge e manca un pezzo di spiegazione: un'estrazione, la durata, cosa succede se la collaborazione manca.
- Fermati a capire. Il piano non affronta la causa o il trattamento in corso dà segni che non vanno: si torna dal collega con un quesito scritto prima di decidere.
Cosa guardo se un trattamento in corso non convince?
Contano il morso che peggiora, le gengive che si ritirano o i denti che si muovono troppo, e i controlli saltati per mesi; non contano, da soli, la lentezza percepita e il fatto che «non si vede ancora niente».
L'ortodonzia è lenta e per lunghi periodi non mostra cambiamenti a chi si guarda allo specchio ogni mattina: i mesi di livellamento con il fisso o le prime mascherine spostano cose che si vedono solo sui modelli. Per questo chiedo le fotografie di partenza e le confronto con quelle di oggi, e spesso il trattamento sta lavorando, solo non dove il paziente guardava.
Diverso è quando trovo gengive ritirate sugli incisivi inferiori, denti anteriori spinti troppo in avanti, un morso che si è aperto, o una persona che non vede il suo medico da quattro mesi. In questi casi non consiglio di togliere nulla da soli né di smettere le mascherine: consiglio di chiedere subito un controllo al collega, portando le mie osservazioni scritte, e di decidere dopo averlo sentito.
Cosa succede se si cambia studio a metà trattamento?
Si chiude il rapporto con il primo studio pagando ciò che è stato fatto e ritirando la documentazione, poi si riparte da una visita completa e da un piano nuovo: l'apparecchio in bocca a volte si può continuare a usare, a volte no, e nel caso degli allineatori quasi mai.
Il fisso applicato da un collega spesso lo posso proseguire, dopo aver verificato attacchi e fili: la tecnica può essere diversa dalla mia e qualche attacco può andare riposizionato. Una serie di allineatori, invece, è stata progettata su un sistema e su un piano che non sono miei: servono nuove impronte e una serie nuova, e lo dico prima che la persona decida di lasciare il primo studio.
Nello studio di Pistoia chi arriva a metà percorso firma un piano suo, con la durata e il costo di ciò che resta, non una prosecuzione informale. Chiedo di avvisare il collega precedente: è una cortesia dovuta, e serve a ricevere il resto della documentazione. Lo stesso vale al contrario: se un mio paziente vuole un altro parere, glielo consiglio e gli consegno tutto.
Seconda opinione ortodontica a Pistoia: le situazioni che vedo più spesso
A Pistoia la seconda opinione me la chiedono soprattutto genitori con un preventivo per il figlio adolescente che prevede estrazioni, e adulti con una proposta di allineatori ricevuta altrove, a volte senza una visita vera. Nel primo gruppo la risposta più frequente è che le estrazioni sono una strada corretta, e lo spiego con i modelli; nel secondo capita di trovare un piano fatto su una scansione senza radiografie né esame delle gengive, e la seconda opinione diventa la prima visita completa.
Nel Pistoiese arrivano anche persone con un trattamento in corso in un altro studio, lontano o chiuso, che non sanno come proseguire: chi si è trasferito per lavoro, chi non trova più il collega, chi ha interrotto gli appuntamenti e teme di aver rovinato tutto. Con loro il primo passo è capire a che punto è il trattamento e proteggere quello che c'è. Da Quarrata, Agliana, Montale e Serravalle Pistoiese vengono famiglie con due preventivi di due città diverse che vogliono un terzo sguardo: li leggo per voci, e spesso dicono la stessa cosa con parole diverse.
Chi arriva da Quarrata, Agliana, Montale, Serravalle Pistoiese e Montemurlo concorda con la segreteria gli appuntamenti in orari comodi, concentrando visita e controlli quando è possibile. Lo studio è in città, in Via Niccolò Machiavelli 27, raggiungibile in pochi minuti dalla stazione di Pistoia e dall'uscita Pistoia della A11, con parcheggio nelle vie vicine. Ricevo su appuntamento presso lo Studio Dentistico Palandri e Spinicci: la segreteria risponde al 0573 32937 e su WhatsApp negli orari di apertura.
Quando il trattamento seconda opinione ortodontica non è la scelta giusta?
Ci sono richieste che non sono una seconda opinione, e preferisco chiarirlo al telefono.
- Un parere al telefono o su una foto. Non lo do: senza visita e documentazione commenterei un foglio, non un caso, e sbaglierei in una direzione o nell'altra.
- La richiesta di «fare lo stesso a meno». Il mio piano nasce dalla mia visita e ha le sue voci; non replico il preventivo di un altro al ribasso e non commento i suoi prezzi.
- Chi vuole un giudizio sul collega, non sul caso. Posso dire cosa farei io e perché; non posso e non voglio dire se un altro professionista «è bravo».
- Proseguire allineatori progettati altrove. Non si può: se si cambia studio con le mascherine, si riparte da nuove impronte e da una serie nuova, e lo dico prima della decisione.
- Togliere un apparecchio di un altro studio senza averlo sentito. Non lo faccio a prima vista, salvo un'urgenza: prima il contatto con chi ha in cura il paziente, poi il passaggio in ordine.
Come si svolge il percorso, in tre passi?
- 1Documenti prima, visita completa poi. Piano, radiografie e fotografie del primo studio arrivano se possibile prima; in visita rifaccio l'esame, le fotografie e i modelli che servono.
- 2Lettura del caso e risposta scritta. Diagnosi, strada proposta, tempi e contenzione a confronto con ciò che vedo; cosa farei io e perché, messo per iscritto, con le domande da riportare al collega.
- 3Decisione tua, passaggio in ordine. Se resti, hai le domande giuste; se cambi, chiudi con il primo studio, ritiri tutto e firmi un piano nuovo per ciò che resta.
Chiama lo 0573 32937 (rispondiamo dal lunedì al venerdì, 9:00-19:00) oppure scegli giorno e ora dal calendario.
Come si può pagare?
Un trattamento ortodontico ha un costo complessivo scritto nel piano prima di iniziare, suddiviso in fasi (apparecchio, controlli, contenzione): così sai in anticipo il totale e quando si paga ciascuna parte.
Il piano di cura è scritto e ti viene consegnato dopo la visita, prima di qualsiasi trattamento: sai cosa comprende, cosa non comprende, in quante fasi si svolge e cosa succede se il percorso cambia strada.
Per i trattamenti che si sviluppano in mesi, come l'ortodonzia, il pagamento segue le fasi del lavoro, secondo quanto concordato con la segreteria prima di iniziare. Si paga con carta, bancomat o bonifico; per ogni pagamento viene emessa fattura.
Le cure odontoiatriche e ortodontiche sono spese sanitarie: la fattura serve per la detrazione nella dichiarazione dei redditi, secondo le regole in vigore, anche quando il paziente è un minore a carico.
- Piano scritto. Consegnato dopo la visita, con le alternative possibili e i tempi previsti.
- Pagamento per fasi. Concordato con la segreteria prima di iniziare, sulla base del piano.
- Fattura per ogni pagamento. Spesa sanitaria detraibile secondo le regole in vigore.
Cosa dicono i pazienti dello studio di Pistoia
Recensioni Google della struttura odontoiatrica in cui la dottoressa riceve (Studio Dentistico Palandri e Spinicci), riportate alla lettera. Riguardano lo studio nel suo insieme, non necessariamente l’ortodonzia o le cure dei bambini.
Vengo in questo studio dal 1996, ho sempre fatto impianti e lavori importanti mi trovo molto bene perché hanno sempre fatto un lavoro preciso e mi hanno fatto passare la Paura del dentista non ho mai patito dolore, mani d'oro veramente. Attenzione al paziente massima infatti dopo ogni intervento il dottore mi chiamava a casa la sera per sapere come stessi, non credo facciano ovunque così Se avete paura affidatevi tranquillamente. Le ragazze sono tutte disponibili e bravissime!!!
Gentili, predisposti ad ascoltare il paziente e molto professionali. Tutti quanti al Top, dai medici alle assistenti. Uno studio dentistico super consigliato
Mi sono trovata benissimo! Personale gentile e professionale, igiene dentale eseguita con cura. Consigliatissimo!
Il primo passo è una visita
Chi è pronto sceglie giorno e ora dal calendario; chi ha ancora dubbi lascia nome e telefono e ne parliamo. Nessun impegno a iniziare un trattamento: la prima visita serve a capire, non a decidere per te.
Domande frequenti: seconda opinione ortodontica a Pistoia
1. È scortese chiedere una seconda opinione al mio dentista?
No. Un trattamento ortodontico dura anni e un secondo parere è una pratica normale, che un collega serio accoglie senza problemi e, spesso, incoraggia. Dirlo apertamente e chiedere la documentazione è il modo corretto; farlo di nascosto complica solo il passaggio delle informazioni.
2. Devo dire alla dottoressa chi mi ha fatto il primo preventivo?
Non è necessario per la valutazione, che riguarda il caso e non chi l'ha visto. Serve invece sapere cosa è stato proposto e con quale documentazione. Se poi decidi di cambiare, il nome del collega mi serve per chiedere il resto dei documenti e avvisarlo.
3. Il secondo parere si paga come una visita?
Sì, è una visita completa con fotografie e, se servono, modelli, e ha il costo di una prima visita indicato dalla segreteria. È la visita che farei a chiunque, con in più la lettura di un piano altrui.
4. Quanto devono essere recenti le radiografie per essere riutilizzate?
Per una valutazione ortodontica una panoramica dell'ultimo anno in un adulto è di solito utilizzabile; in un bambino in piena permuta anche sei mesi possono cambiare il quadro. Le guardo e decido se bastano, senza ripeterle per abitudine.
5. Due preventivi con totali molto diversi: uno dei due è sbagliato?
Non necessariamente. Possono descrivere strumenti diversi, durate diverse, oppure uno comprende controlli e contenzione e l'altro li elenca a parte. Li leggo per voci, in colonna, e di solito la differenza si spiega; quando non si spiega, è una domanda da fare a chi lo ha scritto.
6. Mi hanno proposto le estrazioni: con un altro metodo si evitano?
A volte sì, allargando l'arcata o riducendo lo smalto fra i denti; a volte no, perché lo spazio che manca è troppo e il profilo non reggerebbe denti spinti in fuori. È la domanda classica della seconda opinione e la risposta sta nei modelli e nella radiografia del profilo, non in una preferenza.
7. Il trattamento è in corso e non vedo cambiamenti: devo cambiare?
Prima no. Molte fasi dell'ortodonzia non si vedono allo specchio per mesi. Porta le fotografie di partenza, confrontiamole con quelle di oggi e guardiamo i modelli; se il trattamento sta lavorando te lo dico, e se qualcosa non torna lo scrivo perché tu possa chiederlo al tuo medico.
8. Posso cambiare studio con gli allineatori a metà serie?
Si può cambiare, ma non proseguire con le stesse mascherine: sono state progettate su un piano e su un sistema che non posso riprendere in mano. Servono nuove impronte, un nuovo progetto e una nuova serie. Va saputo prima, perché pesa sulla decisione.
9. Il primo studio può rifiutarsi di darmi la documentazione?
No: radiografie, fotografie e piano riguardano il paziente, che ha diritto a riceverne copia su richiesta. Di solito basta chiederlo in segreteria, meglio per iscritto; i modelli fisici possono restare in archivio, ma una copia della documentazione digitale si consegna.
10. Chi segue il trattamento seconda opinione ortodontica a Pistoia?
Dott.ssa Erika Schioppa, odontoiatra iscritta all'Albo degli Odontoiatri di Pistoia (n. 307), che nello studio si occupa di ortodonzia e di odontoiatria per i bambini insieme alla Dott.ssa Irene Bottacci: la visita, il piano e i controlli sono con lei, presso lo Studio Dentistico Palandri e Spinicci, in Via Niccolò Machiavelli 27. Direttore Sanitario della struttura: Dott. Pietro Palandri.
11. Come raggiungo lo studio di Pistoia se vengo da Quarrata o da Agliana?
Lo studio è in città, in Via Niccolò Machiavelli 27, raggiungibile in pochi minuti dalla stazione di Pistoia e dall'uscita Pistoia della A11, con parcheggio nelle vie vicine. Per chi viene da Quarrata, Agliana, Montale e Serravalle Pistoiese la segreteria fissa gli appuntamenti in orari comodi, e per i bambini di solito nel primo pomeriggio, fuori dall'orario di scuola.
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Dove ricevo
Ortodonzia a Pistoia
Studio Dentistico Dott.ri Palandri e Spinicci
Via Niccolò Machiavelli 27, 51100 Pistoia (PT)
0573 32937 · WhatsApp 331 6607774
Lunedì – Venerdì, 9:00 – 19:00
Direttore Sanitario: Dott. Pietro Palandri
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